La scienza indaga da anni sulle interazioni fra malattia parodontale e malattie a distanza ed uno dei campi più promettenti di informazioni è quello della aterosclerosi o indurimento tissutale della pareti arteriose, come conseguenza dell'accumulo di tessuto connettivo fibroso a scapito della componente elastica. Ma come avviene questo processo e come esso può essere influenzato …

Prof. Luigi Checchi
Prof. Luigi Checchi

Medico chirurgo. Professore ordinario F.R. di Parodontologia ed Implantologia, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Odontoiatria e Protesi Dentaria, ha conseguito la specializzazione in Parodontologia presso la University of Southern California di Los Angeles. E' autore di numerose pubblicazioni in lingua italiana ed inglese.

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La scienza indaga da anni sulle interazioni fra malattia parodontale e malattie a distanza ed uno dei campi più promettenti di informazioni è quello della aterosclerosi o indurimento tissutale della pareti arteriose, come conseguenza dell’accumulo di tessuto connettivo fibroso a scapito della componente elastica.

Ma come avviene questo processo e come esso può essere influenzato dalla malattia parodontale?

Se per un attimo si immagina un tessuto parodontale infetto, esso appare solcato da piccole ma estese ulcere (da 5 a 20 centimetri quadrati nell’intera bocca) intrecciate fra loro che sono un’importante porta di ingresso nel sangue di batteri parodontopatici. Tra questi, il Porphyromonas gingivalis, servendosi delle propaggini (o fimbrie) di cui sono dotati, si attaccano alle arterie, colpiscono e penetrano sotto lo strato delle cellule endoteliali infettandole.

E davvero a poco serve il nostro sistema immunitario, in quanto questi batteri, nascondendosi e proteggendosi sotto le cellule endoteliali, si moltiplicano ed infettano a catena altre cellule.

Le cellule endoteliali colpite, a loro volta, attivano dei composti (catechine) pro-infiammatorie e tutto questo induce alla morte delle cellule endoteliali. Questa fase, denominata “disfunzione endoteliale”, porta ad una perdita di elasticità dei vasi sanguigni.

Associata a questa fase ve ne è una seconda dove i globuli bianchi (leucociti) si differenziano in macrofagi i quali, assorbendo colesterolo, si trasformano in cellule schiumose che si accumulano fino a restringere l’arteria, riducendo ed ostacolando il flusso sanguigno.

Parodontite e aterosclerosi

La parodontite è un grosso, importante rischio nell’arterosclerosi e l’eliminazione o il contenimento clinico di questa patologia con specifica terapia parodontale è alla base, insieme al miglioramento degli stili di vita, di un contenimento e rallentamento delle patologie vascolari.

In evidenza quindi i ruoli primari non solo del cardiologo ma anche del parodontologo.


Bibliografia: